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LAMPEDUSA: L’isola della Speranza

Posted By Matteo Osanna On 10/06/2011 @ 20:17 In Uncategorized | 4 Comments

LAMPEDUSA – La notte che precede un viaggio non è mai la “solita notte”. Più che dormire 21è un dormiveglia, si pensa se nello zaino c’è tutto e si continua a sfogliare eccitati le pagine della guida che parlano della nuova meta. Ma questa volta, invece di stringere la solita guida nelle mani, ascoltavo i notiziari in televisione cercando di capire qualcosa riguardo la nuova situazione che andava delineandosi nel Mediterraneo. Dopo la caduta dei governi nordafricani di Tunisia ed Egitto, era scoppiata la guerra in Libia e la rivolta popolare in Siria, ma in realtà nulla riusciva ad essere troppo chiaro. Una cosa però l’avevo capita: da qualche settimana, in Italia, a Lampedusa o “Lampy Lampy”, come la chiamano i migranti, stava succedendo qualcosa di grosso, qualcosa che gli italiani non potevano immaginarsi. Neppure io me ne sarei reso conto se non ci fossi andato di persona.

3E’ l’isola italiana più lontana “isola d’alto mare”, la più estesa dell’arcipelago delle Pelagie, la più vicina all’Africa, tanto è vero che dista poco più di 110 km dalla Tunisia, 205 dalla Sicilia e 290 dalla Libia. Ma siamo in Italia, siamo in Europa. Isola meticcia Lampedusa, terra dalla lunga storia, contesa fra loscorrere dei secoli dai più grandi popoli del mediterraneo: Greci, Romani, Saraceni, Bizantini, Spagnoli, Maltesi, fino ad arrivare alla spedizione dei Mille e l’annessione al Regno Italico. Terra di leggende dove secondo Omero visse la ninfa Calipso che tenne4 presso di sé per ben sette anni Ulisse, ed isola epica, dove Ludovico Ariosto ambientò un canto dell’Orlando Furioso. Storia e destino sembrano, come nell’antichità, incontrarsi ancora una volta a Lampedusa, grazie alla sua posizione geografica, talmente strategica, da essere di nuovo oggi il cuore del Mediterraneo su cui si posano gli occhi di tutto il mondo. Questa splendida isola, che sa fondere l’incanto del mare con gli aromi della terra, ha vissuto quest’anno una primavera diversa dalle altre, una primavera proveniente dalle coste nord-africane, “La 8primavera dei Gelsomini” che l’ha fatta assomigliare più alla loro Africa che all’Europa. Le immagini dell’isola hanno fatto il giro d’Italia e del Mondo: gente in terra stesa ad ogni angolo e buste di plastica che il vento ha seminato ovunque, che affondano in mare o che restano appiccicate come manifesti alla rete di recinzione dell’aeroporto. Giornalisti e televisioni arrivano da ogni parte del Mondo per raccontare questa difficilissima convivenza al fondo dell’Europa.

“Aspetta, e vedrai quanti ne troverai appena metterai piede fuori dall’aeroporto”. Questa fu la risposta9 del mio compagno di posto sul volo Catania-Lampedusa alla mia domanda: “ma si riusciranno a fotografare da vicino questi migranti?”. Aveva ragione lui, non mi sarei mai aspettato nulla del genere, credevo che la situazione fosse sotto controllo ed in un certo senso lo era, ma c’erano più probabilità di incontrare un migrante che un isolano. “Vedi – mi disse Veronica lungo il tragitto dall’aeroporto all’appartamento – quelli in macchina e sui 10motorini sono Lampedusani, quelli a piedi sono Tunisini”. Poche erano le macchine oltre alla nostra, gli altri erano tutti a piedi e le strade ed i bar ne erano pieni. Lampedusa poteva chiamarsi tranquillamente anche Tunisi.

Tutto quello che avevo visto alla televisione nei giorni precedenti era ora sotto i miei occhi. Un barcone 111stracolmo di immigrati tunisini stava arrivando in porto, soccorso dalla Guardia Costiera ed accolto dai medici, dai volontari, dai mediatori culturali. Qualcuno saluta con la mano, qualcuno vomita, molti non si reggono sulle gambe. Tutti pensano di avercela fatta, l’Europa finalmente. Nei giorni scorsi mi raccontava Veronica che molti lampedusani avevano gridato: “andatevene qui non c’è più posto, fatevi portare in Italia”. Mi è parso 56subito di capire che ormai Lampedusa si sentisse altrove, gli isolani avevano finito la pazienza, si sentivano abbandonati dal Governo e volevano riprendersi la propria isola. “Siamo già stati troppo accoglienti – continua Veronica – non è razzismo ma solo sopravvivenza”. E come dargli torto, ondate di sbarchi in rapida successione hanno riempito e riempiono sempre di più l’isola. Il centro di accoglienza scoppia. Ci vivono 3.200 migranti in una struttura che ne può ospitare 800, costretti a vivere in condizioni disumane, dove non ci511 sono medicine per tutti ed i bagni sono intasati da giorni. Dormono alla meno peggio, alcuni di loro usano i sacchi dell’immondizia come fossero sacchi a pelo, altri le coperte termiche dorate che gli sono state consegnate oppure niente. Sono venuti in Italia pensando che fosse il paese della libertà ed invece sembra non ci assomigli proprio. Di nuovo, e forse più di prima, questi ragazzi sono separati dal resto del mondo con l’esercito a presidiare ogni angolo di strada e naturalmente il porto.
A Lampedusa non vogliono tendopoli ma turisti e le tende 191inviate dal Governo restano impacchettate su tre Tir  al molo Favaloro. Oltre alle grida in piazza ed essersi incatenati la protesta è anche fuori dal porto: una lunga fila di pescherecci forma una barriera per non fare entrare le barche mentre gira voce che le imbarcazioni delle forze dell’ordine non sono più disposte ad uscire per recuperarli in mare e scortarli al porto. Stanno facendo di tutto per impedire e respingere gli attracchi ma tutto questo a quanto pare serve a poco, infatti, qualche ora prima del mio arrivo, un barcone è riuscito ad attraccare aiutato dai migranti che ormai da giorni vivono al porto.
“Qui viviamo per l’80% di turismo – hanno gridato gli isolani – non abbiamo altro. La gente non ci vuole più venire a Lampedusa, l’isola deiimg_1304 clandestini” Per il restante 20% vivono di pesca ed i pescatori raccontano che quando escono ed avvistano una “carretta” devono sospendere la loro attività e fargli assistenza aspettando i soccorsi. Questa è la legge del mare ma non solo, è l’infinita umanità dei Lampedusani, un’umanità che forse può avere solo chi abita su di un’ isola in mezzo al mare. E mentre si annunciano nuovi sbarchi, pochissime sono le partenze. Ormai gli scogli, le banchine, i bar, le strade, le spiagge sono occupate da migliaia di tunisini stremati e disperati.
22Tutti chiedono un euro, una sigaretta, sono qui da molti giorni ed hanno finito i soldi. A loro la Repubblica Italiana ha mostrato il proprio volto: quello delle tonnellate di acciaio della nave anfibia San Marco. Ma benché ne possa caricare 500 a viaggio e cioè ogni tre giorni sono sempre più quelli che arrivano di quelli che partono, tutto assomiglia al disperato tentativo di svuotare il mare con un cucchiaio. Lampedusa ormai è come il tappeto sotto il quale nascondi la polvere che non ti va di raccogliere, e se la strategia era far diventare insostenibile la situazione per poi25 organizzare un teatrino e far passare modi bruschi e maniere spicce, allora il Governo sta riuscendo nell’intento. Non solo per i Lampedusani ma soprattutto per i migranti, qualunque cosa è meglio di questo. Le immagini che arrivano nelle nostre case non rendono del tutto l’idea, ma in molte zone Lampedusa è un maleodorante formicaio di anime in pena e gente disperata. Non è neppure esagerato paragonare il molo Favaloro ad alcune vie di Calcutta. Ci avevo trascorso le vacanze tre anni fa ed ora è un luogo che non si riconosce 231più: il rumore degli elicotteri in perlustrazione e delle motovedette che escono velocemente dal porto, scandiscono le ore delle giornate di un’ isola che è ben oltre il collasso e che regge soltanto grazie a quel pugno di uomini – forze dell’ordine, volontari, e gente di buona volontà – che provano a fronteggiare una situazione che non è più corretto definire d’emergenza. Ma quel che più preoccupa oggi è che ancora nessuno se ne occupa.
Nella riserva marina situata al porto, orgoglio dei Lampedusani, ora ci vivono, anzi ci sopravvivono, 27centinaia di minori tunisini. Dormono per terra, spesso senza neppure una coperta, respirano un’aria maleodorante di sudore e pipì e guardano smarriti il tempo che passa. Sono scappati dalla Tunisia da soli, a volte con i soldi raccolti dalla famiglia, speranzosi di mandarli incontro ad un destino che consideravano comunque migliore invece, per ora, forse è perfino peggio di com’era in Tunisia.
Non si vedono soluzioni concrete all’orizzonte si sente solo dire che si sta cercando di avviare una collaborazione con il governo di Tunisi che possa evitare gli sbarchi. Intanto la Tunisia per fermare le partenze inizia col presentare img_6608all’Italia un’altra lista della spesa dopo che molto era già stato concesso negli anni scorsi quando fra il 2003 ed il 2006 furono date nove motovedette, tredici radar, decine di fuoristrada ed altre apparecchiature. Oggi, richiede oltre a pattugliatori navali, motovedette, veicoli, motori e pezzi di ricambio nuovi stanziamenti dopo i 200 milioni di euro già stanziati dal Ministero degli Esteri. E’ lo stesso metodo già adottato con la Libia durante i negoziati per ottenere i pattugliamenti sulle coste, cessioni e rilanci in una trattativa che non si annuncia affatto breve. Dopo le rivolte che hanno portato alla caduta del presidente Ben Alì il paese vive una situazione di stallo economico, “prima almeno c’era stabilità – raccontano i migranti – ora bande armate presidiano le vie delle città, ti derubano, ti prendono e ti picchiano senza alcun motivo. Ora a Tunisi non c’è una guerra dichiarata ma è come se ci fosse.”
Intanto a Lampedusa le condizioni sono sempre più difficili sia dal punto di vista logistico che da quello30 igienico e l’isola non ne può più con gli abitanti che chiedono il trasferimento immediato dei quasi 5.000 tunisini. Si sono riaperti anche i cancelli della Loran, la vecchia base Nato dove vengono portate donne, bambini e i profughi provenienti dalla zona Saheliana. Prezioso è anche il lavoro dei mediatori culturali, alcuni arabi si trovano a fare gli psicologi. Mengy 21 anni, figlio di un Eritreo ed una Etiope otto anni fa era uno di loro, uno dei 31disperati in fuga dalla guerra e dalla povertà, oggi accoglie i migranti al porto, spiega dove andare e cosa fare. Racconta che ogni volta rivive un pezzo della sua vita, ma per quanto possibile si consola sapendo che anche per loro c’è una speranza come c’è stata per lui. Per quanto sia spiacevole questa emergenza umanitaria ci sono state anche alcune storie a lieto fine come quella della traversata di una nonnina di 84 anni, e quella di Khaled un img_1067ragazzino di 13 anni arrivato di nascosto in un barcone all’insaputa di tutti gli altri clandestini e che ha trovato una famiglia che lo prenderà in affido. Poi c’è la storia di due fidanzatini che dopo essere stati dispersi e ripescati in mare, dove ognuno pensava che l’altro fosse morto, si sono ritrovati al centro di identificazione. E per finire, la storia di Asfaw e Feketre che stavano per avere un bambino quando è arrivata la telefonata dello scafista. Non avevano scelta e così la donna ha partorito sul barcone, Yeabsera “Dono di Dio”.
15Tra Sabato e Domenica (26 e 27 marzo) ne sono sbarcati altri 2.000 ed oggi lunedì la popolazione di Lampedusa è composta di 5.500 isolani, circa 6.200 migranti e neanche 400 rappresentanti delle forze dell’ordine, i quali assieme ai volontari non distinguono più il giorno dalla notte. Non ci sono forze dell’ordine, dai Carabinieri, alla Capitaneria di Porto, alla Polizia e alla Guardia di Finanza che non abbia a Lampedusa i propri uomini ormai stremati da una fatica che non ammette soste. Quello che più dovrebbe rammaricarci è che ci siamo fatti trovare impreparati al33 momento dell’invasione, infatti, del possibile arrivo di una marea di profughi ne aveva parlato il nostro stesso governo settimane fa. Lampedusa in quei giorni era una polveriera pronta ad esplodere, una pentola a pressione dove i rischi erano altissimi. Bastava una scintilla che fosse andata ad incendiare quell’ormai sottile equilibrio che si era creato fra isolani, migranti e forze dell’ordine, che sarebbe 35successo il finimondo. Provate ad immaginare come 350 agenti avrebbero potuto occuparsi di più di 6.000 persone, stanche, affamate, arrabbiate e deluse. Molto deluse, perché a loro era stato detto che l’Italia era un paese democratico e libero. Il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi aveva annunciato nell’Agosto del 2009 alla Tv Tunisina che sarebbe stato lieto diimg_1463accogliere tutti i giovani tunisini che sarebbero voluti venire in Italia e che da noi avrebbero trovato ospitalità, lavoro, istruzione ed assistenza sanitaria. Niente male tutto questo a poco più di 100 km di distanza, sarebbe stato da stupidi rinunciare all’invito, soprattutto dopo una rivolta. Ora i giovani Tunisini sono arrivati ma tutto questo oro che luccica non lo vedono, se ne vogliono andare ed invece sono confinati su un’isola. Alcuni hanno fratelli, coniugi, familiari, amici sparsi in qualche parte d’Italia ma anche 37in Germania e soprattutto in Francia dove la maggior parte di loro vorrebbe arrivare. In molti comprendono la nostra lingua, l’hanno imparata alla Tv e li trovi proprio lì, davanti alla televisione dentro i bar ad ascoltare le voci dei telegiornali raccontare di un probabile rimpatrio, molti di loro si riconoscono demoliti nelle immagini degli inviati e sanno che anche i loro genitori potrebbero vederli: un’ umiliazione nell’umiliazione e non vogliono più essere ripresi né fotografati.
Mentre centinaia di profughi sono sbarcati, altre  6imbarcazioni sono state segnalate nel Canale di Sicilia. Un avvistamento, poi un altro e tanti ancora, esseri umani ammassati l’uno sull’altro su barche che spezzano in due imbarcando acqua. Questo esodo sembra non avere più fine. “Lampedusa è al collasso e rischia di esplodere” titola Il Giornale di Sicilia che poi continua: “Siamo in presenza di un incontrollato e non controllabile campo profughi”.
47Ormai il palco di questo inutile teatrino è, ancora una volta, pronto per salirci sopra. Il Governatore della Regione Sicilia Raffaele Lombardo incontra gli isolani e finalmente davanti a loro parla al telefono con il Presidente Silvio Berlusconi. Nella telefonata, Lombardo pare abbia sfogato tutta la rabbia caricata durante la visita sull’isola “in ginocchio e distrutta – dice il Governatore”.
Dall’inizio dell’anno sono approdati 18.500 migranti,40 1.400 solo nelle ultime 24 ore ed il piano di evacuazione fino ad ora non sembra produrre risultati. La proposta di Lombardo è portare i nuovi arrivati direttamente su navi civili e militari per essere identificati ed avviati al rimpatrio o alla concessione dello status da rifugiato per chi ne avrà i titoli. “Le tendopoli le facciano in Val Padana visto che siamo un paese unito – afferma il Governatore -”.
In questi giorni a Lampedusa parole come solidarietà, assistenza, umanità stanno lasciando il posto a rabbia, preoccupazione, paura. Se per il 15 aprile il Governo non avrà risolto “il caso Lampedusa” sarà posta in atto 41qualche iniziativa clamorosa. “Anche i bimbi sono traumatizzati – racconta un padre – non frequentano più le attività extrascolastiche e i più piccoli giocano a fare la conta di quanti migranti partono e quanti ne arrivano, anziché scambiarsi le figurine dei calciatori”. Cominceremo la nostra ribellione abbattendo la “Porta d’Europa” avvertono alcuni di loro, riferendosi al monumento realizzato su di una scogliera dell’isola dedicato ai migranti che arrivano con i barconi della speranza.
Dopo 50 giorni d’inferno con sbarchi e recuperi in mare a ripetizione in una conta senza fine, è giunto per gli isolani un nuovo incubo, il “rischio epidemia” e sulla collina che sovrasta il porto quella che ormai è conosciuta da tutti come “la collina della vergogna e del disonore” sono ammassate oltre tremila persone. La sensazione è che qui si proceda a39 fari spenti, oppure che non si voglia proprio procedere, una nazione civile e sviluppata arresasi di fronte all’annunciata emergenza, con un governo che cambia strategia ogni giorno sfornando idee balzane con stupefacente continuità. Per fronteggiare questa ondata non si è trovato di meglio che continuare nella mortificante politica dello scaricabile: l’Europa scarica sull’Italia, 44l’Italia scarica su Lampedusa. La popolazione è esasperata, la situazione è allo stremo, ma soprattutto inadeguata ed incredibile. Lampedusa sembra ormai una cittadina del Magreb e ogni angolo è diventato un luogo buono dove bivaccare e ripararsi dai freddi venti di Maestrale.
L’Italia, innanzi a questo è praticamente con le mani alzate. E chi arriva sull’isola per sistemare il tutto? Il Presidente del Consiglio in persona, Silvio Berlusconi. A45 precedere il suo arrivo un traghetto con a bordo un enorme quantità di mezzi delle forze dell’ordine, 1.200 agenti, macchine presidenziali e tre traghetti passeggeri per iniziare l’opera di svuotamento dell’isola. Tutto ora è pronto per la sfilata.
Nel suo discorso agli isolani e all’Italia annuncia di contare sugli impegni raggiunti con la Tunisia tra i quali il rimpatrio dei migranti e, nello stesso tempo, fermare le partenze dai porti, svuotare l’isola in due giorni tramite 46ponti aerei o alcune navi già arrivate, ripulirla in breve tempo dalla sporcizia e la messa in onda di spot pubblicitari gratis per incentivare il turismo. Fin qui tutto a posto, ma poi c’è il rovescio della medaglia: “nella disgrazia – spiega il Presidente – non ci sono posti liberi negli alberghi e questo è buono per l’economia”. Ormai la medaglia ha girato lato ed è l’ora dello show, di quando, come al solito, vende alla gente soluzioni che non c’entrano nulla con il problema facendoli sognare. Perché all’italiano piace sognare. Ha raccontato48 storielle che tutti gli abitanti avrebbero voluto sentirsi dire, ha parlato di impianti fognari ed elettrici, di servizi, di un piano viabilità, di un piano colore in modo da portare più diversità alle costruzioni di Lampedusa e fare dell’isola una nuova Portofino, un piano verde di piantumazione di flora mediterranea, niente tasse per un anno, abbassare il prezzo del gasolio, fare di Lampedusa zona franca ed area a burocrazia zero senza bisogno di controllo, costruire una scuola, un campo da golf ed un casinò.
Poi c’è il gran finale dove fa capire agli isolani che devono essere certi di guardare al futuro con ottimismo e serenità 50perché “Lui” si è comprato su internet una Villa a Cala Francese e che ora è un lampedusano a tutti gli effetti. Per finire propone l’Isola di Lampedusa al premio Nobel per la Pace rubando l’idea ad un lampedusano che la propone da anni.
“Perché il tutto è stato fatto lievitare fino a questo punto?” – domanda un giornalista alla conferenza stampa. “Abbiamo sempre inseguito l’ipotesi di riportarli tutti in Tunisia – risponde il Presidente che poi continua: Probabilmente ci sono cittadini evasi dalle carceri tunisine, circa 13.600, quindi non risultava conveniente spostare queste persone che il Governo Tunisino voleva indietro”. A mio modesto parere questo doveva essere il primo motivo per il quale l’isola andava immediatamente svuotata perchéimg_2372 tradotto significava che i Lampedusani erano circondati da migliaia di migranti, molti dei quali delinquenti, che vagavano senza una meta. Alla fine, tutti quelli che erano sospettati di essere delinquenti sono sparsi in tutta Italia.
Quindi, in due giorni l’isola si sarebbe dovuta svuotare, ma arrivò un vento di nome maestrale che bloccò la navigazione, dunque niente sbarchi ma anche nessuna partenza.
63La rivolta della “collina del disonore e della vergogna” fu la nuova devastante immagine offerta della mal governata emergenza di quest’isola dove più di tremila tunisini dormivano appollaiati lungo la scarpata che sovrasta il molo. Ridotti a bestie avevano costruito tende con teloni regalati, tende rubate dalla stazione marittima, pannelli schiodati dalla riserva marina e con tutto quello che si può trovare 43allestendo un accampamento come facevano i loro nonni. Pensavano di essersi messi alle spalle la disperazione e invece si ritrovano immersi nella delusione che spegne in questa sporcizia il loro sogno di cambiare vita. Ora nei loro slogan scandiscono due parole: fame e libertà.
Dopo un giorno di maestrale che bloccò di fatto le annunciate partenze si iniziò a parlare di rivolta ed un 53corteo non organizzato di migranti partì dal porto per raggiungere la piazza della chiesa. I migranti sparsi qua e la per le strade si aggregarono velocemente fino a formare un folto gruppo e la piazza della Chiesa fu ben presto gremita. Le urla salivano al cielo “Libertè Libertè! Berlusconi Libertè! Poi il corteo sfilò in viale Roma dove a calmare gli animi intervenne il questore promettendogli che appena le condizioni del mare fossero migliorate sarebbero partiti.54 Ma ormai le voci di un rimpatrio in Tunisia, apprese dalle televisioni e dai giornalisti, erano sempre più frequenti ed i migranti volevano essere rassicurati che ciò non avvenisse. “Se non ci lasceranno andare via di qui – confida un migrante a macchine spente – ci riprenderemo la libertà come abbiamo fatto in Tunisia”. E’ un pomeriggio lungo e caldo e la discussione fra le parti finisce in serata al porto. Se ne andranno tutti in Italia…e sì, perché Lampedusa non è in Italia.

Il piano di via libera ai permessi temporanei deciso 58a Roma applica l’accordo raggiunto tra l’Italia e la Tunisia: chi è arrivato prima del 5 aprile avrà il permesso temporaneo di soggiorno, chi è arrivato dopo, deve essere rimpatriato. Il discorso non riguarda i migranti provenienti dalla Libia, ovvero gli africani che hanno diritto all’asilo.
Ma la rabbia riemerge nei giorni seguenti nonostante si fossero riavviati gli imbarchi. La storica roulotte che era abbandonata al porto fu incendiata e due giorni dopo al Centro di Identificazione un’altra rivolta, quella dei minori che protestarono sui tetti incendiando alcune parti della struttura e procurandosi ferite.
Dunque, la gioia di quelli arrivati dopo il 5 aprile è durata solo alcuni giorni perché sono stati tutti 59reimbarcati sull’aereo. Loro però non lo sapevano, erano tutti contenti, avevano salutato gli amici. Gli avevano detto che il volo li avrebbe portati in Italia verso la bella vita conquistata con un viaggio orribile che si erano pagati con tutti i loro risparmi. Ma purtroppo per loro l’aereo non era diretto verso l’Italia, la destinazione era Tunisi. “Quando i passeggeri del volo sbucano dalla porta degli arrivi e affogano nel sole del piazzale – scrivono gli inviati da Tunisi – sembrano instupiditi. Hanno la stanchezza dell’anima negli occhi: li chiami, li tocchi, non reagiscono quasi fossero vittime di un sedativo che li imbambola. Nessuno che li attende, nessuno che li aiuti, con il portafoglio più vuoto di quando sono partiti. Di questi ragazzi cacciati molti si vergognano di ritornare a casa: l’umiliazione di presentarsi a padri e madri che hanno venduto tutto per raccogliere il denaro e pagargli il viaggio è troppo forte. E come se non bastasse, ora nel loro paese sono anche responsabili del reato di emigrazione clandestina”.
60Come non raccontare anche la storia di Joseph che ha dell’incredibile. A lui l’Italia non è sembrata l’eldorado di sogni e canzonette. L’insegna dei carabinieri invece gli è apparsa come l’unica scialuppa di salvataggio e pazienza se bussare a quella porta significava consegnarsi alle autorità come clandestino. “Voglio tornare a casa non ce la faccio più – ha detto ai carabinieri – sono stanco voglio riabbracciare i miei figli, aiutatemi. Sono sbarcato il 20 marzo a Lampedusa, poi sono stato mandato a Manduria e da lì sono scappato stremato. Ho vagato senza sapere dove andare, poi ho deciso di tornare in Tunisia, la mia unica sicurezza”. Peccato che Joseph non abbia stretto i denti fino a giovedì (5 aprile), avrebbe potuto guadagnare il permesso di soggiorno temporaneo e potersi giocare davvero la partita.
Quella di Lampedusa è una storia dalla quale non riesco più a staccarmi, anche perché sembra un film a57 puntate, una telenovela senza fine. Ora che si è fermato il flusso dei Tunisini, arrivano quelli dalla Libia, sembra che Gheddafi abbia iniziato ad aprire le prigioni, quelle prigioni e quei campi di concentramento che proprio i paesi Europei hanno finanziato in tutti questi anni poiché l’emigrazione venisse gestita altrove. Ora si attendono sbarchi ancora più massicci di quanto accaduto con la Tunisia. I servizi segreti italiani ma anche da Bruxelles, stimano migliaia di profughi in arrivo nelle prossime settimane, saranno i proiettili che la Libia sparerà contro l’Italia e contro l’Europa. Da Gennaio a fine Aprile ne sono sbarcati circa 28.000 a confronto dei 4.400 sbarcati in tutto l’anno 2010 e 9.000 nel 2009. Ma soprattutto lo scorso anno non ci furono morti, quest’anno siamo già a 1.200 circa. Decine di vite spezzate, corpi che il mare ha inghiottito e che ormai la gente ha già dimenticato. Sembra che il mediterraneo si sia trasformato in terra di nessuno.
img_2374Ancora oggi carovane di rottami pronti alla demolizione provenienti dalla Libia, stipati all’inverosimile continuano ad arrivare, ed un umanità stanca continua a riempire il molo Favaloro. E’ servita nei giorni scorsi una catena umana di agenti delle forze dell’ordine e lampedusani per tirare a riva un barcone di 500 profughi finito contro gli scogli. Ogni sbarco viene definito come lo sbarco dei record ed il più numeroso nella storia di queste migrazioni. Ora le sagome delle barcheimg_6140 che si stagliano all’orizzonte sono meno frequenti, ma ciò non cambia nulla perché sono più grandi e più piene di quelle di prima e vengono raccontati come pezzi d’Africa con il suo popolo di uomini, donne e bambini del Ghana, della Nigeria, del Mali, del Sudan, del Ciad, del Congo, del Bangladesh, del Pakistan, egiziani, algerini, libici, dei veri e propri paesi galleggianti che potrebbero fare Comune. Ed è sempre un crescere: 600, 759, 842, 1257 e chissà quanti altri ancora, tutti numeri che in realtà sono facce con un nome e con almeno un sogno, come tutti noi.
img_6474I popoli che sono scesi a protestare contro i tiranni erano mossi da un desiderio di profonda libertà e giustizia. La “rivoluzione dei gelsomini” che ha ridestato il mondo arabo, si è avvalsa di una miscela potente di miseria e rabbia, dove gli eroi di questa rivoluzione sono stati soprattutto i giovani. E’ stato infatti il gesto estremo di Mohamed Buazizi, 28 anni diplomato ma senza lavoro che si diede fuoco e scatenare nel popolo tunisino la scintilla della rivoluzione.
Per una volta stiamo attenti: la storia bussa alle porte di casa nostra e ci risveglia da una distrazione lungaimg_1905 decenni. Lo ha fatto e lo sta facendo con il volto dei profughi che sono arrivati a Lampedusa. Il Mediterraneo, considerato da secoli un grande parco archeologico di antiche civiltà scomparse, è tornato ad essere punto nevralgico per la pace e l’economia del mondo e noi ci siamo in mezzo.
A ricordarci che l’Africa é sempre così vicina e a smentire che l’emergenza sia finita la quiete viene ancora rotta dalle motovedette che salpano ed accompagnano i barconi alla deriva fino al porto. Chissà quante brutte scene vedremo ancora e chissà quanti altri ancora dovranno bersi l’acqua di mare. Non è accettabile che si faccia una guerra per proteggere i civili in Libia e poi lasciarli morire in mare.
64Difficile immaginare adesso che a qualcuno venga in mente di andare a trascorre le vacanze su di un’ isola che ha visto succedere di tutto. Quest’isola, però, che per migliaia di persone è stata una zattera di salvataggio dal terrore e dalla miseria, sta tornando di nuovo a vivere ed io lo dico seriamente: davvero merita il premio Nobel per la Pace. Se dovessi consigliarvi un’isola dalle acque caraibiche dove trascorrere le vacanze, vi proporrei Lampedusa per tanti buoni motivi: il primo, è che sarete voi il suo “Premio Nobel”.

Matteo Osanna

“Per un fotografo una storia non è un indirizzo a cui recarsi con delle macchine sofisticate ed i filtri giusti. Una storia vuol dire leggere, studiare, prepararsi.
Fotografare vuol dire cercare nelle cose quel che uno ha capito con la testa.
La grande foto è l’immagine di un’idea.
Bisogna capire cosa c’è dietro i fatti per poterli rappresentare.
La fotografia – clic! -
quella la sanno fare tutti.”
(Tiziano Terzani)


I fatti narrati risalgono al periodo antecedente, durante e successivo alla settimana che ho trascorso a Lampedusa dal 28 Marzo al 04 Aprile 2011.
Letture consigliate “-BILAL- viaggiare, lavorare e morire da clandestini” un libro, anzi un documento del bravissimo Fabrizio Gatti.

Un ringraziamento all’amico Mami Sirio e alla giornalista Lucia Renati che hanno collaborato alla cura del testo.
Foto Lampedusa:
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