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    Questo è  soltanto quello che si può dire del mio”diario di bordo”. Buon Viaggio!

    1. AUSTRALIA ARRIVO! (28/29.09.2010) IN VOLO – Quando parti per un viaggio non sai mai cosa ti aspetta, lo puoi solo immaginare e a volte, ciò che ti immagini non centrerà nulla con quello che avverrà. Lo dice la parola stessa “viaggio”: una forza sconosciuta che ti trasporta, ma che in alcuni momenti, se sei bravo puoi anche indirizzare dove vuoi tu. Tra il “viaggio” e il “ viaggiatore” deve esserci una certa complicità: è il viaggio che a volte ti porta, sei te che ogni tanto, in un modo o nell’altro lo devi alimentare. Ed è probabilmente lì, 1-barriera-6401quando decidi di partire che il tuo viaggio ha inizio. A proposito di questo non c’è miglior spiegazione di quella di Riccardo Quadrelli dove nella sua introduzione “Un respiro profondo” che si trova nella prima pagina della sua guida online (Australia la Guida on the Road), rende in poche parole l’idea di come si vivono i giorni che precedono la partenza, ed in questo caso di un viaggio in Australia: “Già ti vedo. Stai progettando di partire per l’Australia. Hai il livello di adrenalina che scorre a fiumi. Sei eccitato. Dentro di te sai che sarà un’esperienza indimenticabile. Ma hai anche dubbi. Molti. Moltissimi. Pensi che ci sono troppe cose da fare e non ce la farai mai. Quello che ancora non riesci a realizzare è che il tuo viaggio è già iniziato. Tutto comincia il giorno in cui decidi di partire. E’ una specie di fidanzamento ufficiale. Una proposta di matrimonio. Il fatidico si lo dirai di fronte alla ragazza dell’agenzia che ti darà in mano il biglietto aereo. I mille dubbi che ti tormentano, e probabilmente tormentano ancor di più padri, madri e nonni, li risolverai in poco più di un paio di giorni.” Tutto vero. Mi è sempre piaciuto viaggiare, non perché stessi male a casa, anzi “casa dolce casa”, ma girare il mondo 2-bandiera-6401e confrontare ciò che vedo mi ha sempre incuriosito. Il mio primo vero grande viaggio fu “Londra 1999” quando da solo, con la valigia in una mano ed il biglietto nell’altra, sfruttando uno dei primi voli “low cost” in partenza da Rimini, mi recai nella capitale del Regno Unito. Adesso sono passati 11 anni da quel giorno, da quel momento in poi ho sempre viaggiato con qualcuno e ritrovarmi ora da solo dall’altra parte del globo, non più ragazzino spensierato e con uno zaino sulle spalle, in un paese di dimensioni sterminate, rivivo gli stessi momenti dove gioie e dolori combattono l’uno contro l’altro dentro di me. Ma anche questo fa parte di ciò che racchiude la parola viaggio e bisogna accettarlo. Ora non mi rimane altro da fare che chiudere gli occhi e fare…. un respiro profondo.

    Matteo

    2. ECCO IL SORRISO (tratto da una e-mail) Domenica, 3/10/2010 FREMANTLE – Mi sto lentamente riadattando a quello stile di viaggiare che mi ero ormai lasciato alle spalle da qualche anno e se devo essere sincero adattarsi subito non è stato facile, oltre che per il fuso orario anche per il contesto. Non mi hanno ancora spostato 4-sorriso-640di camera perché l’ostello e’ quasi sempre al completo. Sono ancora nel dormitorio, con il letto vicino al bagno e alla porta. A fianco ho la sala cinema dalla quale mi divide una finestra e dall’altra parte, cioè sul retro, c’è un giardino dove sotto una tettoia ci sono un tavolo da ping pong, due lunghi tavoloni di legno, due dondoli, tre sdrai, un barbecau e un computer che sostituisce il vecchio jubox; non si mette più la monetina ma puoi comunque scegliere gratis i brani che vuoi ascoltare. Alla sera viene acceso un fuoco, è ancora un po’ freschino, la primavera infatti è appena iniziata. Per darti un’idea la “zona ricreativa” e’ un giardino in stile “mutoid” e rappresenta l’area “Peace and Love” dell’ostello. Qui durante tutto il giorno si ascoltano i pezzi più belli di tutti i tempi. Benchè sia tutto moderno e civilizzato la gente gira scalza, si incontrano diverse persone a piedi nudi lungo le strade del centro, non parliamo in ostello. Io sono ancora un po’ antico, sono l’unico che 5-piedi-nudicontinua a telefonare dal telefono a gettoni mentre tutti gli altri posseggono una scheda telefonica australiana, ma a me piace così o forse non ne ho avuto ancora l’esigenza e poi… c’è sempre la posta elettronica. Per pagare ho capito che e’ sempre meglio usare la carta di credito perché quando cambi gli euro te ne trattengono un casino. Per cambiarne 1000 ne ho rimessi 70 in più che se avessi cambiato in Italia, di solito è il contrario. Di sera alcune vie rendono Fremantle un’elegante città del “lontano west” dove l’illuminazione delle case, dei bar, dei locali e del porto emanano un’atmosfera unica. Oggi per il primo giorno ho fatto in maniera 5a-640decente il letto, neppure quando ero arrivato lo avevo fatto cosi bene ed è stato anche il primo giorno in cui sono andato a fare la spesa, per il momento ho comprato lo stretto necessario. Ho riposto tutto nel piccolo armadietto al piano di sopra nella grande sala, dove ci sono la cucina, i frigoriferi, internet gratis, una grande televisione, un biliardo e dei tavoli dove mangiare. La gente gira, c’è un bel viavai per le scale e lungo i corridoi, sia di giorno che di notte ed io dall’alto del mio letto a castello vedo e sento tutto. Nella lista delle cose indispensabili da portare in Australia deve esserci l’Mp3, che io non ho. Sotto dorme uno che non ho ancora capito chi e’ perché quando io sono sveglio lui dorme e viceversa, poi c’è un francese che e qui da nove mesi, è un perfettino si vede da come squadra il letto e tanti altri che sono qui da diversi mesi o addirittura da anni. C’è una camera anche per sole donne, ma quando quelle sono piene le mandano dove c’è posto. Il letto per me è tutto e se magari avessi anche la piazza di sotto sarebbe meglio, non solo perché è più comodo dormirci ma perché è anche la mia poltrona, il mio armadio, il mio comodino. Non sto dicendo che l’ostello non mi piace anzi da qui non me ne voglio proprio andare, penso sia l’unico posto in città dove  sia possibile poter viaggiare rimaendo fermi nello stesso posto. In tutti gli ostelli funziona così, le camere migliori le hanno tutti quelli che sono qui da più mesi, chi arriva per rimanere qualche giorno si prende ciò che resta. Diciamo che è una sorta di selezione naturale del viaggiatore.  Non ho ancora fatto una fotografia e scritto niente, ma questa mail che ti mando, mi sono accorto che potrebbe essere anche un buon inizio per quando aggiornerò il sito….vedremo! Finalmente mi 5-mappa-640sono reso conto quali siano le proporzioni dell’Australia: all’incirca come tutta l’Europa. Se ponessimo la superficie dell’Australia su quella dell’Europa noteremmo che ad ovest dove si trova la città di Perth ci sarebbe Barcellona, dalla parte opposta la città di Sidney sarebbe nella zona di Tiblisi la capitale della Georgia, a sud invece l’isola della Tasmania toccherebbe le coste del Libano e la città di Darwin nel nord sfiorerebbe Capo Nord in Norvegia. Dalla costa occidentale dove mi trovo io a quella orientale si consumano 3 fusi orari in 4.000 chilometri, la sua superficie è di circa 20 volte maggiore quella dell’Italia ma quello che salta più agli occhi sono i numeri della sua popolazione: sono solo 20 milioni, un terzo di quella Italiana su di un territorio 20 volte più grande del nostro. Per farti capire 20 milioni sono lo stesso numero di persone che otterremmo se unissimo le città europee di Londra, Berlino, Madrid, Roma e Parigi. Un continente 6-oceano-640dunque, il sesto paese più grande del mondo, disabitato per i nostri canoni, con le più belle meraviglie naturalistiche che si possano vedere ed uno stile di vita davvero alternativo. Domani inizierò la scuola che e’ qui a due passi così come l’Oceano. Spero di averti reso abbastanza bene l’idea del posto nel quale vivrò per almeno un mese. A presto!

    Matteo

    3. MEZZO UOMO MEZZO ZAINO ( Domenica 10.10.2010) FREMANTLE – Visto che l’Australia vuole portarmi in quella direzione ho deciso di andargli incontro così facciamo prima. Avevo saputo che si liberava un posto al piano di sopra in una 8-bedroom-640camera da otto. Ho chiesto ma mi hanno detto che non era al caso mio sconsigliandomela perché troppo casinari, non sanno il perché ma nella 3 c’è sempre stato casino ed infatti il sopralluogo me ne ha dato la conferma, dal disordine che c’era in terra sembrava fossero il doppio di quanti erano. Ma in fondo esiste una camera in ordine qua dentro? La parola casino però nel mio caso può voler dire anche sentire parlare, conversare e quindi praticare. Questo è l’importante! Dopo una settimana sono dunque salito di grado, ho abbandonato il dormitorio per salire al 9-bedroom-640piano di sopra ed ora ho tutte le comodità a portata di mano. Quindi niente più cinema dal letto, sciacquone dell’acqua e porte che si aprono e si chiudono a tutte le ore e luce di emergenza nella faccia. E’ una bella cameretta con tre finestre, dove le tende viola contrastano i colori rosso ed indaco delle pareti e la moquette grigia del pavimento. Nella nuova camera ci sono ragazzi di nazionalità Australiana, Inglese, Irlandese, Tedesca, Inglese. Mi sono presentato a loro dicendogli di scusarmi se alla sera farò molto casino. L’Australiano russa, l’Irlandese pure, i 3 10-specchioinglesi e la tedesca anche, la ragazza Inglese tromba. Mi diverto un sacco vedere i ragazzini che passano il tempo davanti allo specchio a pettinarsi e profumarsi. Qui l’età media la si può racchiudere nella forbice fra i 23 ed i 25 anni ma ci sono anche molti ventenni. Io con i miei 34 anni sono tra i più “vecchi” ma per fortuna tutti me ne danno molti di meno.  Questa forse è una delle grandi qualità che ha l’Australia, che propone sempre di più questo suo aspetto di coinvolgimento dei giovani e se 11 anni fa fossi venuto qui, chissà 12-backpackerdove sarei adesso, l’Australia lascia una Sua impronta, l’Australia è il paese dei giovani. Nell’Australia multietnica vivono tribù multietniche, quelle dei BackPackers, gli uomini mezzo uomo mezzo zaino. Back pack è il grosso zaino che si portano dietro sulle spalle. Un popolo migrante di giovani che condivide itinerari, sogni, idee, lavoro, abitudini, moda. Si spostano in solitario o a piccoli gruppi utilizzando i mezzi più economici. Un’insolita etnia, diversa per provenienze e per radici ma uguali sotto il punto di vista del pensiero. Nell’abitare a Fremantle mi è ritornato in mente quanto letto sulla “beat generation” quel movimento artistico, poetico, letterario sviluppatosi alla fine degli anni ’50. Jack Kerouak uno dei pionieri di quel movimento racconta in un’intervista che il beat “è qualunque uomo, qualunque uomo che rompa il sentiero stabilito per seguire il sentiero destinato”. 11-pulmino1I “Beat” vogliono scappare, viaggiare, far l’autostop fino a dove possono arrivare, ma non per un senso di fuga dalle responsabilità, ma per trovarsi da soli nuove regole e stili di vita.  Essi rappresentano l’uomo moderno battuto e sconfitto di fronte alla società, alla falsa comunicazione, all’avidità per il denaro, alla violenza, alla sete di potere. Adesso come 50 anni fa, una “generazione sofferta”, che si 13-arcobalenosente vittima di una condizione in cui è costretta a vivere. I problemi dei giovani del nostro tempo sono gli stessi problemi che si ponevano quei ventenni degli anni ’50 che andavano alla scoperta di sé stessi, alla ricerca di una vita libera dai pregiudizi, dei valori umani e della coscienza collettiva. Cosi come per quegli anni è stato San Francisco detto “Frisco” un punto di riferimento della “beat generation” a me sembra di avere trovato oggi le stesse cose qui a Fremantle detta “Freo” punto di riferimento dei BackPackers.

    Matteo

    4. LA MUSICA SI E’ FERMATA A FREMANTLE (Domenica 17.10.2010) FREMANTLE – Ora anche io spesso e volentieri giro scalzo in ostello. Ho anche un numero telefonico australiano e  ho comprato l’Mp3. Lo ripeto indispensabile. Tutti quelli che hanno attraversato l’Australia arrivano 15-giocogliere-640qui a Fremantle una cittadina che dista solo una ventina di chilometri dalla metropoli Perth ma che sembrano molti di più per quanto diversa. Fremantle non conta neppure 30.000 abitanti ed è famosa per il suo porto e perchè  nel 1987 ospitò le gare dell’America’s Cup. E’ un luogo rilassato e creativo, scelto da proffessionisti, inventori, musicisti, artisti, hippy, a due passi dalle bianche spiagge dell’Oceano. Rappresenta inoltre a mio parere un vero e proprio punto di riferimento dei BackPackers sulla West Coast. Inoltre è anche un importate16-musicista-marck-640 centro culturale, ospita diverse facolta Universitarie ed offre musei di grande interesse ed edifici d’epoca. A Freo, come viene soprannominata Fremantle, fai conoscenza con l’altra faccia dell’Australia e non mi riferisco a quella dell’”outback” ma a quella della gente. Occorrebbe fare due viaggi in Australia, quello in mezzo alla “tribù australiana” dei BackPackers appunto e quello “on the road”, quello delle strade senza fine e panorami da sogni per intenderci. La “zona ricreativa” nel giardino è un vero e proprio palcoscenico e a volte sembra di essere a teatro. Ai musicisti si sono aggiunti i giocolieri con palle, clave, torcie, diablo.17-musicista-chris-640 Ogni giorno ne ho davanti uno diverso. Sono davvero dei bravi musicisti, mi sorprende che non lo facciano come mestiere anche se alla sera ogni tanto qualcuno suona nel pub qui vicino e ci si sposta tutti al concerto. Sono davvero bravi a suonare, il legame tra la musica e questi ragazzi è veramente profondo e chi non suona, canta. Il fine settimana, quando non lavorano, molti di loro suonano anche per strada. Nel giardino di questo ostello di Fremantle ho avuto ed ho ancora il privilegio di ascoltare il meglio della musica “acustic live”.

    Matteo

    5. “CELEBRITA’ PER CASO”, PRONTO IL LIBRO (Giovedi, 21.10.2010) Perth (Australia) – Loro sono quelli che interpretavano a meraviglia la parola “priama” che in russo significa sempre dritto, sono quelli che regalavavano piccoli boomerang ai posti di blocco della polizia, loro sono quelli che dove non trovavano alberghi venivano ospitati nelle case della gente. I tre, residenti da oltre dieci anni in Australia, sono stati intervistati da Channel 10 la più importante televisione Australiana e percorso gran parte della Russia cavalcando le loro moto fra cortei, bandierine e televisioni. Io li avevo intervistati per “La Voce di Rimini” e quel giorno mi dissero: “se un giorno verrai in Australia questo è il nostro numero, fatti sentire!” E cosi ho fatto, perchè da loro ora mi separano solo 20 kilometri. E’ 1-ragazzi-transibeirana-blogpassato un anno da quando di questi tempi avevo conosciuto il conterraneo Pennese Stefano Cangini detto “il saggio”, lui assieme ad altri due amici il sicilano Gandy Albanese ed il perugino Luca Giorgella erano arrivati a Pennabili in moto. Dopo aver spedito le proprie moto dall’Australia nell’estrema città russa di Vladivostok avevano portato a termine uno degli itinerari più lunghi al mondo da percorrerrere via terra: la Transiberiana. Scopo del viaggio era raccogliere i fondi per la “Leukaemia Foundation”. Ora a distanza di un anno stanno lavorando ad un libro quasi pronto. E’ una raccolta fotografica con la cronologia del viaggio. “Tramite l’AIL (Associazione Italiana Ricerca Leucemia) insieme a quella Australiana – raccontano i tre – cercheremo di venderne copie e raccogliere altri fondi da aggiungere ai 20.000 dollari già devoluti interamente alla Fondazione”. Il titolo del libro sarà “Luca, Gandy e Stefano – Accidentaly Celebrities” (Celebrità per Caso) perchè in Russia sono stati seguiti per sbaglio e diventati celebrità.

    Matteo Osanna

    6. BALENE E QUOKKA (Domenica, 24.10.2010) ROTTNEST ISLAND (Fremantle) – E’ un po’ di tempo che ho instaurato uno stretto rapporto di amicizia con due Tedeschi e due Olandasi con i quali condivido una buona parte del mio tempo libero e con loro 1-biciclettetutte le interminabili sfide a pin-pong e a biliardo. Insieme abbiamo deciso di trascorrere una giornata a Rottnest Island, un’isola selvaggia situata ad una ventina di km da Fremantle. L’isola, oggi meta prescelta per gite e vacanze, ha avuto una storia piuttosto movimentata. Sull’isola sono state rinvenute tracce della presenza aborigena risalenti a 7000 anni fa, ma quando arrivaro gli europei intorno al 1700 era già disbitata e 2quokkasucessivamente verso la metà del 1800 divenne una prigione per gli aborigeni condotti qui dalla terraferma. A Rottnest Island vivono i “Quokka”, dei graziosi marsupiali che appartengono alla stessa famiglia dei canguri e dei wallaby dai quali prende il nome l’isola. I primi esploratori raccontaro di avere visto dei grossi topi sull’isola, altri dei grossi gatti, altri ancora dei topi grossi come gatti, ma in realtà si trattava di questi “Quokka” di cui era popolata. L’isola di Rottnest prende dunque il3quokka nome che i coloni gli assegnarono: “rat’s nest”, “nido per topi”. Ne abbiamo incontrati diversi, molti di questi esemplari sono docili come animali domestici e si avvicinano all’uomo alla ricerca di qualcosa da mangiare. Occorre circa un’ora di navigazione per raggiungere l’isola e vedere un mare e paesaggi eccezionali. Nel biglietto acquistato al costo di 80 dollari c’è compresa anche la bicicletta che la si ritira quando si arriva ed il 4-spiagge-da-sognocasco obbligatorio da indossare. Sull’isola non ci sono macchine, ci si può spostare solo a piedi e in bicletta ed il miglior modo per scoprire l’isola, le sue insenature e le sue appartate spiaggie tropicali prottette da anelli di barriera corallina è proprio quello di muoversi sulle due ruote a pedali. L’isola si gira facilmente nonostante ogni tanto occorra affrontare qualche dolce altura e poi senza macchine è bellissimo! In alcune zone si ha l’impressione di essere proprio in un posto remoto, 5-bici-sulla-stradasoprattutto all’interno quando si attraversa la piana dei laghi salati, laghi che una volta rifornivano di sale tutto il Western-Australia. Rottnest Island offre l’opportunità di praticare una serie di sport e di attività all’aperto quali snorkellin, pesca, surf, kite-surf, immersioni. Da un angolo di Rottnest Island siamo riusciti ad avvistare, seppur 6surflontano anche un gruppo di grosse balene che spruzzavano fontane d’acqua e saltavano nel mezzo dell’Oceano. Vedere questi cetacei per la prima volta dal vivo e non dietro allo schermo di una televisione mi ha fortemente entusiasmato e spinto a coinvolgere di nuovo il gruppo per una sucessiva escursione con l’obbiettivo di poter ammirare le balene da più vicino. Oltrettutto questo è il periodo migliore per il “Whales Watching”(osservare le balene). La loro migrazione è 7-balenelungo una via non marcata ma che gli esperti di balene conoscono bene sin dall’antichità chiamata Humpback Highway. Su questa via immaginaria, vi transitano circa 30.000 balene l’anno. Fra settembre e dicembre infatti questi enormi cetacei durante la loro migrazione annuale verso l’Antaritide transitano proprio nelle acque prospicenti la costa e la loro visione da vicino è un’esperienza memorabile soprattutto per chi, come me, le vede per la prima volta. Tutto ha 8-coda-di-balenainizio nel mese di Aprile quando i grossi cetacei lasciano le fredde acque dell’Antardide per crescere i loro piccoli nelle acque calde del Kimberly una straordinaria regione situata oltre 3000 km a nord di Perth, verso l’equatore. Il viaggio di ritorno, come detto, lo effettuano adesso con i nuovi neonati. Le misure di questi cetacei negli adulti variano fra i 15 e 20 metri con pesi che oscillano fra i 45.000 e 90.000 chilogrammi.

    Matteo Osanna

    7. HALLOWEEN: ORA COME UN TEMPO (Domenica, 31.10.2010) FREMANTLE – Provate ad immaginarvi l’ultimo giorno di Carnevale che cade il 31 Dicembre cioè la sera di Capodanno edzucca unitele insieme. Ecco, così è sentita da queste parti la festa di Alloween, come un capodanno ed un carnevale messi insieme. Halloween” è il nome di una festa popolare di origine pre-cristiana, osservata prevalentemente nei paesi anglossassoni che si celebra la sera del 31 ottobre, ossia alla vigilia della festa di Ognissanti che nell’Irlanda celtica coincideva con la fine dell’estate: in questa ricorrenza i colori tipici erano l’arancio per ricordare la mietitura e quindi la fine dell’estate ed il nero a simboleggiare l’imminente buio dell’inverno. La leggenda narra 3-matteo1che gli spiriti erranti di chi è morto durante l’anno tornino indietro la notte del 31 ottobre in cerca di un corpo da possedere per l’anno successivo. I Celti credevano che in questa magica notte fosse possibile la fusione del mondo reale e dell’aldilà. Ovviamente i vivi non volevano essere posseduti! Perciò i contadini dei villaggi rendevano le loro case fredde ed indesiderabili spegnendo i fuochi nei camini e rendevano i loro corpi orribili mascherandosi da mostri gironzolando tra le case per far scappare di paura tutti gli spiriti che incontravano! La festa di Halloween venne portata negli USA intorno al 1840 dagli emigranti irlandesi e cosi in tutti gli altri paesi del Comonwealth, Australia compresa. C’è odore di festa da qualche giorno in ostello, c’è chi sta finendo di organizzare, chi di preparasi il proprio vestito cucito a mano dalla propria ragazza per la sfilata prerativi-vestitidel miglior costume, chi come me è semplicemente pronto a truccarsi e cambiare faccia per una notte, e chi sta finendo di intarsiare la propria zucca per la gara della zucca. E poi perchè si scavano le zucche? La tradizione di Jack-o-lantern deriva probabilmente anche questa volta dal folklore irlandese. La leggenda narra che un uomo di nome Jack, noto baro e malfattore, ingannò Satana sfidandolo nella notte di Ognissanti a scalare un albero sulla cui corteccia incise una croce intrappolandolo tra i rami. Jack fece un patto col diavolo: se non lo avesse più indotto in tentazione lo avrebbe fatto scendere dall’albero. Alla morte di Jack, continua la leggenda, gli venne impedito di entrare in paradiso a causa della cattiva condotta 4zuccaavuta in vita, ma gli venne negato l’ingresso anche all’inferno perché aveva ingannato il diavolo. Allora Satana gli porse un piccolo tizzone d’inferno per illuminare la via nella tremenda tenebra che lo attorniava. Per far durare più a lungo la fiamma Jack scavò un grosso cavolo rapa e ve la pose all’interno. Il cavolo rapa è oggi diventato la zucca che tutti conosciamo perchè più grossa e più facile da scavare.

    Matteo Osanna


    8. UNA GRANDE OPPORTUINTA’ (Domenica 07.11.2010) FREMANTLE – Pensavo fosse un problema solo italiano ma la maggior parte di quelli che vengono qua lo fanno per lavorare, compresi quelli provenienti dalle potenze del centro e nord Europa e che a quanto pare si ritrovano gli stessi problemi che abbiamo noi in Italia, poco lavoro e mal retribuito. In questo Paese invece le opportunità di lavoro non mancano,  è ben retribuito, e la cosa da non sottovalutare per uno che viaggia è 1che nella maggior parte dei casi si viene pagati il venerdi di ogni settimana, quindi si può lavorare anche una settimana e poi ripartire. La paga media mensile di un operaio in regola che va a lavorare tutti i giorni dal lunedi al venerdi si aggira sui 3000 dollari, poco più di 2000 euro ed in più a Giugno, con la chiusura dell’anno fiscale ritornano indietro le tasse pagate. Si può guadagnare qualche soldo in più lavorando in nero ma se si viene sorpresi a farlo la pena sarà l’esclusione dal Paese. Se si ha meno di 30 anni si può venire in Australia con il Working Holiday Visa che tradotto alla lettera significa Visto Vacanza Lavoro e che a mio avviso è un’opportunità che nessun giovane dovrebbe lasciarsi scappare. Questo tipo di visto è una manna dal cielo per i viaggiatori, sopratutto nel caso di un paese tanto sterminato, la cui esplorazione richiede molto tempo e molti soldi. Questo visto è però valido solo per persone tra i 18 e i 30 anni e permette di entrare in Australia non solo come turista, ma consente di 2lavorare regolarmente all’interno del paese. Il visto ha la durata di un anno solare dopo di chè sarà possibile ottenerne anche un secondo. Per ottenerlo bisogna pero dimostrare di aver lavorato per un totale di tre mesi nel settorre Harvest e cioè quello del raccolto e delle fattorie che racchiude una serie di lavori come agricoltura, raccolta di frutta e verdura, reforestazione, coltura di ostriche delle perle. Comunque la maggior parte di loro sono dei gran lavoratori, in alcuni giorni le ore che fanno non si contano, motivati anche dal fatto che quei soldi gli serviranno per viaggiare; di solito si comprano una macchina o un van, si girano l’Australia e poi la rivendono. Quelli che stanno tre mesi come me sono davvero pochi, posso tranquillamente dire che io rappresento l’1%. Molti di loro dopo aver girato l’Australia vanno copia-di-3tramontoin Nuova Zelanda ma la stragrande maggioranza punta diritto verso il continente asiatico: la Malesya, tutta l’Indocina e l’ India sono le mete più ambite. Solo pochi di loro tornano a casa dopo essere stati in Australia. L’Australia è un mondo fatto su misura per i giovani, dove gran parte dei loro sogni sono spesso realizzabili. Ognuno di loro vuole ottenere qualcosa da questo viaggio e da se stesso e cerca di farlo in tutte le maniere. Potrei parlare di ognuno di loro come profondamente “anarchico” inteso come “libero ed allo stesso tempo egoista” consapevole che questo è prima di tutto il suo viaggio, ma posso parlare di loro anche come persone altruiste visto che si trovano a che fare con dei coetanei con i quali condivideranno le stesse idee, gli stessi sogni e probabilmente lo stesso viaggio.

    Matteo Osanna

    9.ARRIVEDERCI FREMANTLE: FINE  PRIMO TEMPO (Martedi, 14.11.2010) FREMANTLE – Finalmente si parte. Dopo 6 settimane di corso intensivo di Inglese è arrivato il momento di lasciare la “Città della musica” e di andare a scoprire un po’ di West-Australia. A tutte le persone che hanno attraversato 11l’Australia da Sidney verso Perth, a cui ho chiesto quale parte dell’Australia li ha più entusiasmato, la risposta è stata ” il West Australia”. Io in questo territorio ci sono già, mi sono rimaste solo 3 settimane e mappa alla mano non mi conviene  fare tanta strada di fretta senza avere il tempo di fermarmi e di godermi il posto. Quindi resterò nel “West” e cercherò di ottimizzare al massimo il tempo che mi rimane anche se mi brucia un pò lasciare fuori il più spettacolare simbolo dell’Australia,  nel cuore dell’outback, la montagna sacra agli aborigeni: Uluru. Ma penso che dedicarsi al west-australia ne valga la pena ed il tempo è sufficiente per farlo. Sono passate 7 settimane dal giorno della mia partenza, cioè 50 giorni e l’ostello è diventato ormai casa mia. Mi muovo a memoria e faccio le cose in auomatico anche perchè più o meno sono sempre le stesse. Per il resto nella camera numero 3 non è cambiato niente se non qualche partenza e qualche arrivo ed in più è diventata una camera molto tranquilla…si legge, si fanno due chiacchere, si dorme, si russa e come al solito, ogni tanto si sente cigolare qualche letto più del solito…ma sono tutte cose di questo mondo. Ogni volta che passo di sotto in reception, c’è una lavagnetta che i ragazzi aggiornano quotidianamente sulla quale oggi figura il numero 40, sono i giorni che mancano al Santo Natale. Nel frattempo è cambiata anche l’ora in Italia mentre in Australia è rimasta sempre quella: ora le ore che dividono i due paesi non sono più 6 ma 7. Visto che ho iniziato parlando di settimane, giorni ed ore, spendo due parole anche sui mesi e quindi sulle stagioni: dallo scorso Novembre sino ad ora ho visto l’autunno, l’inverno, la primavera, l’estate, poi ancora un po’ di autunno, poi sono arrivato qua che era da poco iniziata la primavera e me ne andrò che sarà estate. Sette stagioni in un anno. Grandioso! …Mi piace quando il Viaggio assume le sembianze di “macchina del tempo” e lo trasforma…e lo dilata. Ora siamo a primavera inoltrata21 ma nei giorni in cui non tira il vento sembra di essere già in estate ed i 30 gradi degli ultimi giorni lo dimostrano. Come dicevo la scuola è finita. Per qualche giorno pensavo di non avere imparato niente di nuovo ed invece, ora che sono anche molto più rilassato e con tanto tempo libero, riesco a conversare tranquillamente con chiunque anche se ogni tanto gli devo chiedere di ripetere quanto detto molto più lentamente. Comunque devo dire che il binomio “scuola-ostello” che posso anche tradurre in “grammatica-pratica” sta dando i suoi frutti, a volte mi escono dalla bocca alcune parole che non pensavo neppure di conoscere. Bene. Ora dopo essere stato 50 giorni a stretto contatto con la “tribù dei BackPackers” ma sempre nello stesso posto, è arrivato il momento di muoversi con loro. Le prime due settimane le trascorrerrò risalendo tutta la costa ovest verso nord fino a raggiungere la pittoresca cittadina di Broome non troppo distante dall’equatore e porta di accesso alla regione del Kimberly. Troverò molto caldo, in questa stagione che precede di poco il monsone, le temperature potranno superare anche I 40°. Sarà un viaggio molto intenso perché i chilometri fra andata e ritorno saranno più di 4.000, poi ripasserò per Fremantle dove ad attendermi dovrebbero esserci due amici e con la loro macchina spendere una settimana al sud, lungo la costa meridionale fra foreste maestose, parchi naturali e spiagge selvaggie. Dico “dovrebbero” perché anche se è da un po’ che ne parliamo, da oggi al giorno della nostra partenza mancano ancora 15 giorni e per l’esperienza che mi sono fatto in questo mese e mezzo è un periodo molto lungo per poter mantenere una promessa. A volte non è sufficiente neanche prometterlo la mattina per il pomeriggio. Qui di solito non si fanno piani a lungo termine si decide il giorno prima o pochi giorni prima sul da farsi, se si fa un piano a lungo termine, quando si realizzerà e se si realizzerà, sarà totalmente o di gran lunga diverso da quello iniziale. Ma credo possa realizzarsi. Devo crederci anche se incrocerò ugualmente le dita e le terrò ben strette. Così bisogna fare, così è l’Australia. Questa può essere 3anche considerata la fine del primo tempo di questo film, che cerca di raccontare di questo viaggio in terra australiana nel mondo dei BackPackers. Dunque il mio viaggio con i BackPackers continua ma se tutto va come deve andare avrò così poco tempo che sarà difficile continuare l’aggiornarmento in diretta…ma vedremo, come appena detto “nessun piano”.  Ma non preoccupatevi…..lo farò, prima o poi scriverò anche il secondo tempo! Questo dunque sarà solo un arrivederci perchè a Fremantle  ritornerò  a passare l’ ultima notte prima del rientro in Italia. A presto.

    Matteo Osanna

    Secondo Tempo: Walkabout – Non c’è dubbio, l’Australia è uno di quei paesi che ispira i sogni di ogni viaggiatore13 e così lo è sempre stato anche per me. Paesaggi e tramonti scenografici, spazi immensi, strade che corrono diritte fino a perdersi all’orizzonte. L’Australia è terribilmente grande e viaggiare per lungo tempo è sempre una grande esperienza ma è anche faticoso. I tuoi piani di viaggio cambiano continuamente, gli itinerari prestabiliti subiscono a volte spietate variazioni all’ordine del giorno. E’ incredibile come niente sia certo. Pochi mesi non bastano per capire questo paese e forse sono anche pochi per potersene fare solo un idea. Le mie dunque, saranno solo un sacco di opinioni e cioè un insieme di idee giuste e sbagliate. In quello che andrò a scrivere cercherò di tenere sempre a mente il proverbio: non 23giudicare mai se non sai. Il bello di un viaggio in Australia è forse proprio questo, qualcuno ti consiglia un posto meraviglioso e poco dopo qualcun’altro dice che quel posto non è affatto speciale, così è capitato a me, così capiterà a voi quando finirete di leggere ciò che ho scritto. Le valutazioni ed i pareri riguardo molti luoghi sono influenzabili da molti fattori, prima di tutto i propri gusti. Ma una cosa è certa, vi troverò tutti daccordo dicendo che in Australia godi di quel privilegio che consiste nella libertà di andarci e fartene un idea. Le paroleimg_0255 chiave che spiegano a meraviglia la mentalità di questa gente che gironzola per questo continente sono: “easy-going”, “open-minded”, “take it easy”. L’Australia, a mio modesto parere, non è a primo impatto quella gran bellezza che tutti dicono, anche se in tutta la sua grandezza offre innumerevoli “highlight” come chiamano loro “i punti di interesse”: vedere la grande barriera corallina, la migrazione delle balene, i delfini che arrivano a riva a mangiare vicino ai tuoi piedi, nuotare con le tartarughe, gli squali e la manta gigante, trovarsi di fronte ad una spiaggia 32chiusa per pericolo coccodrilli, dormire in una fattoria modello “far west” nell’outback o in un sacco a pelo sotto le stelle con i serpenti che strisciano, in dingo, i canguri e gli emù che ti girano attorno in cerca di cibo, bhè, come può non essere emozionante!!… Ma quel colpo di fulmine che ho avuto appena arrivato in India o in Africa la prima volta, qui non c’è stato. Mi mancavano gli odori, i villaggi, gli animali, il popolo, l’umanità. Mi sembrava di essere atterrato su di un paese vuoto. Ma poi gira e rigira ogni tanto si trova qualcosa di molto speciale: un luogo, degli amici, una grande esperienza da vivere. Solo in seguito ci sono arrivato e mi sono dovuto mettere a testa in giù per capirlo: qui sei tu l’artefice del tuo viaggio, sei tu che hai nelle mani la capacità di organizzarlo come vuoi e di renderlo indimenticabile. Dipende tutto da te, se vivrai daimg_0153spettattore non vivrai l’Australia. In altre parole sei te il protagonista e non gli altri. Conproprio mezzo, in bus, in treno, in aereo, con un’agenzia per backpackers oinautostop: così ti muoverai. Intanto che tu vivi alla giornata e pensi a questo, il tempo scorrevelocemente perchè sei sempre impegnato a pensare ad una nuova meta. Quando invece il tempo rallenta devi essereabile a temporeggiare, ma ciò non significa perdere tempo, significa solo aspettare perchè il tempo in viaggio non lo perdi mai. Io abituato ad ottimizzare sempre il tempo riempendolo di un sacco di cose all’inizio mi annoiavo, poi mi sono accorto che anche quei tempi morti mi davano qualcosa e che facevano parte dell’ “Australian Spirit”. Il mio pensiero iniziale non è stato lo stesso di quello finale e per giorni e giorni mi sono chiesto dove era l’Australia. Bè, l’Australia non sono solo i img_37121paesaggi, l’Australia non è solo la gente alternativa che la rende viva, e l’Australia non sono gli Aborigeni. L’Australia è soprattutto Girovagare. Questo è il termine giusto, il “Walkabout” appunto, il girovagare a vuoto nel niente in cerca di qualcosa. E c’è solo una cosa nei tempi moderni che ti aiuta a fare questo, una linea diritta, che sia di asfalto o polverosa, che striscia sulla terra rossa in mezzo a piante di eucalipti e cespugli di spinifex fino a perdersi all’orizzonte: LA STRADA, insieme a te protagonista indiscussa. Sembra ancora una volta che in questo viaggio dopo aver fatto un salto all’indietroimg_4043 nella “Beat Generation” il passato bussi di nuovo alle porte del presente. Bruce Chatwin nel suo libro “Le Vie dei Canti” scritto 50 anni fa parla di quel dedalo di sentieri invisibili che coprono tutta l’Australia e che gli europei chiamano le “Piste del Sogno” o appunto le “Vie dei Canti” e che gli Aborigeni chiamavano “Orme degli Antenati” o “Vie della Legge”. Le parole dello scrittore sono tuttora adatte a dascrivere quello che è l’odierno “Spirito Australiano”. I 43miti aborigeni sulla creazione – scrive Chatwin – narrano di leggendarie creature totemiche che nel Tempo del Sogno avevano percorso in lungo e in largo il continente cantando il nome di ogni cosa in cui si imbattevano -uccelli, animali, piante, rocce, pozzi, – e col loro canto avevano fatto esistere il mondo. Comunque – continua lo scrittore – mi feci una mia immagine di quei docili indigeni che un giorno lavoravano beati in un allevamento di bestiame e l’indomani, senza nessun preavviso e senza una ragione, se la svignavano e svanivano nel nulla. Si toglievano gli abiti da lavoro e partivano; stavano via settimane, mesi o addirittura anniattraversavano a piedi mezzo continente, magari solo per incontrare qualcuno, poi come niente fosse tornavano indietro. Si credeva che ogni antenato, nel suo viaggio in tutto il paese avesse sparso sulle proprie orme una scia di parole e di note musicali, e che queste Piste del Sogno fossero rimaste sulla terra come “vie” di comunicazione fra le tribù più lontane. “Un canto” faceva contemporaneamente da mappa e da antenna. Ai vecchiimg_97661tempi un uomo in walkabout si spostava seguendo sempre una Via del Canto, oggi si viaggia in treno o in automobile”. Dunque per ancora una volta oggi come allora, ma in tempi e con mezzi diversi. E a proposito di questo, visto che ho di nuovo tirato in ballo la “Beat Generation” torna alla mente anche una delle frasi più celebri di Kerouac, una delle espressioni più concrete che possano spiegare il walkabout e concludere il mio viaggio: “Dove andiamo? Non lo sò, ma dobbiamo andare”.

    Matteo Osanna


5 Responses

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  • sergio Says:

    son passati ormai 2 mesi, non ricordo se il tuo più lungo periodo lontano da casa, goditi la nuova stagione e scopri cose nuove…qui è tutto come l’hai lasciato.
    come sai io ho già consumato il biglietto di andata e di ritorno…ci racconteremo.
    a presto amico.

  • emanuel Says:

    Ciao Canguro,
    a volte mi domando come arrivino le coincidenze o gli stessi pensieri, tramutabili in azioni.
    Oggi leggo questo diario, giorni fa ho risfogliato la mia bibbia, la Lonely Planet che mi ha accompagnato on the road per 18000 km in questo continente, isola, sogno, o walkabaut.
    Ho capito di aver vissuto qualcosa di speciale al mio ritorno da quel continente nell’attimo in cui ho balbettato in un faticoso italiano il biglietto del bus da milano malpensa alla stazione ferroviaria centrale.
    Ho dormito in un sacco a pelo per 3 mesi e mezzo, gli altri li ho divisi come te in quell’isola che non c’è che è l’old fire station di Freo, ho studiato ho conversato ho camminato tra vestiti e sentito cigolare tanti letti.
    Ho visto i giovani e mi son reso conto delle opportunità che ci neghiamo pensando che un conto corrente sia la vita da intrapprendere anche se vero senza di quello spesso è difficile fare un primo significativo passo.
    Fortunati noi, emigranti di emozioni e commozzioni, scorrendo il film che ci passa davanti il nostro occhio-cuore-pensiero mi ritrovo a lasciarci una lacrimucia nel senso del bene che può fare un ricordo distruggendo per un attimo la “stabilità” colta del progresso, aggiungendo nulla in più ma pensando eternamente a cosè la vera strada di ognuno di noi.
    Viaggiatori del tempo e cittadini del mondo.

  • Martin Says:

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    18.04.2012

    cheers Martin

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