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C’est l’Afrique (Golfo di Guinea, AFRICA)

Posted By Matteo Osanna On 06/01/2009 @ 15:05 In Uncategorized | 6 Comments

Il parabrezza davanti ha una grossa crepa, la lancetta della velocità non si alza così pure come non girano i numeri dei chilometri. Un tergicristallo è legato con un filo di gomma, l’altro con gli immancabili due giri di nastro. Il cofano non chiude bene e il vetro posteriore destro, lo si può abbassare solo facendosi passare la manopola da quello che sta davanti e che la tiene appositamente  sul cruscotto, naturalmente tutto incerottato. Il mezzo è una vecchia Toyota degli anni ottanta che fatica pure ad andare in moto. Il pensiero di affrontare tremilasettecento chilometri di Africa Nera con una vettura del genere, ve lo lascio immaginare. C’est l’Afrique! Laimg_4817 temperatura sale e l’aria calda accarezza le braccia che sporgono dal finestrino. Siamo in Africa. La zona del Sahel è straordinaria, si vivono momenti di grande umanità vicino ai preziosi laghetti che raccolgono l’acqua piovana e  si attraversano paesaggi meravigliosi, dove all’ombra delle acacie tante persone si riparano dal sole. Succede anche alla frontiera, dove troviamo tutti i doganieri impegnati a sorseggiare un tè ai piedi della pianta. Benvenuti in Burkina Faso, il paese degli “Uomini Integri”. Raggiungere Gorom Gorom che si trova ai confini con il Sahara è stata impresa assai faticosa perché “le voiture” non voleva saperne di mettersi in moto. Abbiamo spinto prima in quattro, poi chiesto aiuto fino img_4970a diventare una decina, poi abbiamo cercato di trainare la macchina con un camion ma il tutto è risultato vano. C’est l’Afrique! Il mercato di Gorom Gorom si anima in tarda mattinata perché le genti vi giungono a piedi da molto lontano. E’ definito il più bel mercato del Sahel. Ciò che rende interessante questo mercato così affascinante, sono i gruppi etnici che abitano le regioni del Sahel: Tuareg, Bella, Peul, Bororo. E’ curioso vedere le eleganti pettinature delle donne con perline e monete d’argento e lo spettacolo di colori creato dai turbanti blu indaco, dscn0060giallo e rosso. Il mercato è stupendo, centinaia di bancarelle espongono ogni tipo di mercanzia. Tra il deserto e la savana, i mercati sono considerati luoghi privilegiati tra i due mondi differenti: quello dei pastori nomadi e quello degli agricoltori stanziali. Qua è tutta sabbia e c’è un gran caldo. Le grida dei pastori che arrivano con le loro carovane di cammelli e zebù, si mescolano ai versi confusi delle loro mandrie. Profumi, colori, odori. C’est l’Afrique! Mentre un gruppo di avvoltoi ripulisce la carcassa di un animale lungo la strada, scendiamo a sud, verso il Benin in un dscn0116paesaggio punteggiato da tanti enormi Baobab. La zona del massiccio dell’Atakora è abitato dalle tribù Somba e Tamberna. Somba in lingua locale significa nudo. Una volta la nudità era interrotta dall’astuccio penico negli uomini e da collane e catenelle decorative nelle donne. Ora il contatto con altre civiltà e quindi il turismo, ha prodotto i suoi danni, i villaggi più vicini alla strada, chiedono una tassa d’ingresso per la visita. Nonostante tutto questo però, i villaggi sono rimasti intatti, le case chiamate Tata Somba, consistono in piccole capanne rotonde, simili a castelli fortificati in miniatura, sparsi in tutta la campagna. All’interno di queste fortezze un complesso sistema di stanze e terrazze portano sul tetto. Ogni villaggio possiede un altare protettore e una casa dei feticci dove opera “il Feticheur”. Il loro stile di vita odierno è rimasto inimg_5046 gran parte invariato nei secoli e permangono ancora intatti in queste tribù i riti d’iniziazione. La flagellazione viene imposta ai giovani per essere accettati come uomini e guerrieri, le scarificazioni fatte in giovane età, sono incisioni sulla pelle secondo schemi magici allo scopo di allontanare i demoni ed impedire ai cattivi spiriti di entrare nel corpo. Queste tribù sono sfuggite all’ influenza di altre religioni e restano per la maggior parte animiste, il tempo è scandito dai riti propiziatori che praticano puntualmente per il raccolto, per le nascite e per tutto quello di importante che accompagnerà questa gente nell’arco della loro vita. Più all’interno riusciamo a visitare un bel villaggio dove nessuno chiede nulla, anzi gli anziani sono seduti in circolo e ci offrono birra di miglio. Concordare e contrattare è ormai diventato il nostro motto, che utilizziamo per assistere ad una danza vudù. C’est l’Afrique! Prosegue questo viaggio “a spinta” verso il profondo sud nel Golfo di Guinea ma soprattutto prosegue il nostro viaggio con lui, il nostro autista che è in difficoltà alla guida sin dal primo giorno. Tutto quello che c’è da vedere non lo vede, tutto quello che c’è da rispettare non lo rispetta e tutte le manovre che ci sono da fare le sbaglia. C’est l’Afrique! E’ comunque un “Africano” ed è impossibile dimenticare di quando si è bruciata la frizione e mentre lui desolato ci guardava,  noi sorridendo avremmo voluto dirgli: c’est l’Afrique! Al porto di Calavì optiamo per una piroga a img_5137remi che ci porterà a Ganviè. E’ molto impegnativo mantenere l’equilibrio in un tronco d’albero e nello stesso tempo togliere l’acqua dal fondo con un barattolo di plastica. Ganviè soprannominato “la Venezia d’Africa”, è un villaggio di palafitte costruite sul lago Nakouè abitato da circa 30.000 persone. Nessuna diga, nessun ponte, nessuna lingua di terra collegano il villaggio al continente e questo è forse una delle ragioni che ha permesso agli abitanti di mantenere intatte le loro tradizioni. La popolazione vive di pesca, di scambi e un po’ di turismo. Il fascino che trasmette Ganviè è unico nel suo genere. La vita del villaggio è del tutto ancestrale, con la gente, coloratissima per i vestiti ed i volti dscn0173dipinti, che pesca nelle acque basse della laguna e si sposta sulle piroghe che rappresentano l’unico mezzo di comunicazione. E’ un posto veramente d’altri tempi, profondamente “blues” sia alla sera quando si accendono i fuochi sulle palafitte per essiccare il pescato, sia alla mattina quando, ancora nel buio il movimento già intenso delle piroghe anima il mercato galleggiante. E’ in questi posti, che si capisce l’Africa. E’ difficile dire quello che si prova quando si viene presi, forse ci si rende liberi da tante cose e non ti dà più fastidio niente. L’Africa non è un sentimento continuo e neppure un pensiero omogeneo fino a quando non la capisci. C’est l’Afrique! Poco lonantano c’è Ouidah, la vecchia capitale dell’antico img_5253Regno del Dahomey, antico porto negriero, considerata oggi la capitale del vudù africano. Quanti furono di preciso i deportati non si sa, le cifre vanno dai 10 ai 15 milioni. Uomini, donne e bambini strappati alla loro terra arrivarono oltre oceano privi di dignità, identità e affetti. Molto significativo è ripercorrere “la Route des Escalves” che da Ouidah porta al mare, un percorso che racconta il calvario che subivano gli schiavi prima di essere imbarcati come sardine sulle navi negriere, in direzione del nuovo mondo. All’ingresso della spiaggia è stato eretto un monumento chiamato “La porta del non ritorno” in ricordo della diaspora. Vudù significa anche mercato dei feticci, come quello di Lomè  in Togo. img_5272Alla periferia della città, file di banchi espongono teste di  vari animali, denti, corna, zampe, piume, amuleti, talismani, totem e statuine. C’è di tutto, è il mercato degli ingredienti per i riti magici, un po’ macabri per composizioni ma particolarmente belli. E’ qui che i vari adepti all’Animismo locale vengono a comprare gli elementi necessari per i loro culti. I venditori del mercato ci mostrano alcuni <gri-gri> prodotti per risolvere i problemi della vita di tutti i giorni e decidiamo di ricevere un rito vudù  per il buon proseguio del  viaggio, naturalmente a pagamento. C’est l’Afrique! Entriamo in img_5338Ghana, conosciuta come la Costa d’Oro. In questo paese, la religione Animista si è sovrapposta al cristianesimo durante la colonizzazione degli europei dando luogo a particolarissime scuole di pensiero. Oggi circa la metà della popolazione frequenta Chiese Cristiane, ma non per questo rinuncia al pantheon delle divinità africane. Fuori da ogni rotta turistica, il villaggio di Apam, è stato una bella sorpresa  e passare la notte al fortino da dove si domina il mare e il villaggio di pescatori, è una di quelle situazioni  che come si usa dire, “vale il viaggio”. Nei vicoli sabbiosi del villaggio si respira un’atmosfera vivace e fuori dal tempo. Le barche rientrano con il pescato che viene venduto direttamente sulla spiaggia. Nel castello dove pernotteremo non c’è acqua, luce elettrica, la vita si svolge al lume delle candele e delle lampade a petrolio. La gente del Ghana  ha una particolare propensione a fare della propria morte uno spettacolo. E’ un grande evento sociale che nasce dalla dscn0020mescolanza di religioni. Il funerale che nel pomeriggio si svolge nel paese è veramente un delirio, le urla e i lamenti della gente si intrecciano con canti a ritmi di tamburo. La musica che esce dai microfoni è assordante, maggiore è il chiasso che si riesce a procurare nei funerali e maggiore è l’omaggio che si rende ai defunti. Le bare personalizzate ricordano il mestiere, una passione o un aspetto saliente della vita del defunto. Il funerale è una festa. C’est l’Afrique! Si sale verso nord attraverso un paesaggio che lascerà progressivamente i colori della foresta per indossare nuovamente quelli della savana. “La voiture”, continua ad andare in moto a spinta e l’autista, continua ad essere sempre l’autista. Per evitare di tamponare una fila di macchine ad un posto di blocco della polizia, siamo finiti nella brousse perché i freni si sono img_5421definitivamente rotti. Finchè non capita, non si interviene. C’est l’Afrique! Gaoua è nel cuore dei paese dei Lobi. Al mercato un ragazzo racconta che a venti chilometri c’è un villaggio di cercatori d’oro. Il villaggio è fuori dal mondo “normale”, sotto il sole cocente centinaia di persone lavorano per l’estrazione dell’oro che proviene dalle montagne circostanti. Sono le donne che si recano sulle montagne per scavare e portare la terra al villaggio, dove viene tritata in polvere e setacciata per ricavarne la polvere d’oro. Lavorano ininterrottamente giorno e notte, tutto quello che serve alla sopravvivenza è a portata di mano, sempre alla maniera africana. Per i dscn0057Lobi il cercar oro è cosa sacra, riservata alle donne, che non possono indossarlo ma solo venderlo. I Lobi come i Somba e i Tamberna abitano nei campi che coltivano in edifici a forma rettangolare di più piani e le donne portano in dote dei grossi otri che fanno bella mostra nei cortili delle case. Un viaggio in Africa non poteva non incontrare un Re. Il Re Kan Iya, il 29° della dinastia, ha 35 anni e ci riceve seduto sul suo trono sotto un grande albero, con in mano il bastone del comando. E’ simpatico ed intelligente ma non possiamo salutarlo dandogli la mano. C’est l’Afrique! Il viaggio sta dscn0087per finire e pensare di lasciare questa terra di villaggi tribali e giovani Re, provoca molta nostalgia. Non si può sorvolare sulla festa tenutasi per le strade della città vecchia di Bobo Diulassò. Un altro funerale e… un’altra festa. E’ morto un personaggio importante del villaggio e quindi oggi si celebrerà il funerale, un grande funerale. La cerimonia è accompagnata da una “Fete des Masque”. L’attesa prima dell’evento è lunga ed è importante trovare un buon punto di osservazione nell’arena naturale che costituiscono le persone disponendosi a cerchio sulla strada, riempiendola all’inverosimile. Arrivano le maschere, richiamate dal suono del balafon e dei tamburi. Alcuni danzatori sono ricoperti da costumi di rafia, altri da costumi didscn0100 foglie verdi, danzano e fanno acrobazie davanti al capo villaggio. Ognuno di essi rappresenta uno spirito diverso e vanno in cerca di spiriti che potrebbero impedire al defunto di raggiungere il Paradiso. Il pubblico è entusiasta e fa il tifo durante le varie entrate dei danzatori. Abbiamo avuto molto fortuna, questo tipo di cerimonia non è assolutamente fatta per i turisti. C’est l’Afrique! Quando si torna da questo paese dove le cose sono ridotte ai minimi termini, ci si sente davvero contenti e fortunati di poter riabbracciare quelle comodità efficienti e garantiste e rispolveri le cose gettate, apprezzandole come mai avevi fatto prima. L’Africa è difficile img_5349da prendere, da scrivere e da fotografare. Devi dare tutto te stesso e  non fare altro. Non devi distrarti, non devi avere troppe cose da fare, devi saper aspettare, solo così potrai muoverti in Lei senza essere visto. L’Africa nella quale abbiamo viaggiato, è stata nei momenti più lussuosi un ventilatore e un letto con la zanzariera. Viaggio nell’Africa Nera, in mezzo a villaggi nascosti dalla sabbia, tra leggende e riti magici, tra amuleti e maschere, tra danze e musica, tra feticci e feticheurs. Viaggio in un mondo deformato, in mezzo a mercanti e Re. Un viaggio incredibile ovunque vai ed in qualsiasi posto ti fermi. L’Africa sono le acacie, i baobab e la terra rossa, è vedere lungo le strade cesti di frutti viaggiare sulle teste delle donne che sembrano essere ad una sfilata di moda. L’Africa è sperare sempre di essere sulla via giusta, è dormire tra il ragliare dei muli, l’abbaiare dei cani e il cantare dei galli, è sperare che dopo un giro di chiave la macchina vada in moto. L’Africa va spinta ed è per questo che probabilmente è bella, perché ti tratta da uomo. L’Africa è crederci, crederci e crederci, bisogna resistergli per capirla e quando ti prende, ti spoglia e ti fa vivere a nudo.  L’ Africa è un mondo trainato dai muli, è un cartone animato per adulti, è un paio di occhiali senza lenti e stanghette, è non avere mai in mano un oggetto nuovo. L’Africa è sopportare, perché l’Africa ha la pelle dura.  In Africa non ti devi nascondere perché Lei ti vuol vedere. Prima o poi si riceve una scossa che ti scuote e ti coinvolge tutto il corpo. L’Africa ti parla, ti riempie, ti fa bollire, ti fa soffiare. L’Africa è una cosa sola, l’Africa è mille cose. E’ un paese che vive sul limite, sembra che la vita scorra in equilibrio lungo un filo dove se riesci a proseguire non succede niente ma se cadi può succedere di tutto. L’Africa è il movimento del corpo e della musica, l’africa è silenzio e ascolto. L’Africa è ritmo e quando lo prendi è fantastico lasciarsi trasportare.

Diletta Mulazzi. Matteo Osanna.

Foto Golfo di Guinea:

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