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Gli Zingari del Mare (Arcipelago di Myeik, MYANMAR)

Posted By Matteo Osanna On 09/10/2008 @ 16:42 In Uncategorized | No Comments

Tra il firmamento alla sera e le luci del mare di giorno, mi sembra di vivere costantemente tra le stelle. Guardo sotto e capisco dove portava la scia delle dscn0133stelle cadute ieri notte; si sono tuffate in acqua ed hanno acceso le luci del fondale. Mondi paralleli, altri mondi, mondi diversi in tutto e per tutto dal nostro. Ci troviamo nell’estremo sud del Myanmar, dove circa 800 isole, formano l’arcipelago di Myeik o Mergui. E’ una “restrict area.” Ciò significa che solo poche barche possono accedervi e i permessi per i visitatori sono limitati, sia nel numero che nel tempo. Siamo nel Mar delle Andamane, fuori dal mondo e dal turismo di massa, in questo arcipelago che molti addirittura non sanno che esiste. Viaggio sulla terra, tra mare e cielo in una dimensione perduta. La maggior parte di queste isole è disabitata, alcune però sono abitate da un popolo di marinai nomadi che si spostano da un’isola all’altra, dove si fermano solo per riparare le reti e le barche, img_5931approfittandone per scambiare qualche mercanzia. Questi nomadi sono chiamati “Zingari di Mare”o “Sea Gipsy” o in lingua locale “Moken”. Sono di religione Animista e venerano i Nats (gli spiriti). Non è raro  esplorare queste isole e trovarsi in uno di quei luoghi che loro creano per poterli venerare con offerte e riti. Nei villaggi più stanziali, vengono eretti dei Totem come quelli notati sull’isola di Makyone Galat, un villaggio ormai consolidato composto da una cinquantina di capanne. L’isola è lussureggiante, gran parte degli uomini e dei bambini sono tutti al centro del villaggio dove si tiene, come tutti i giorni il combattimento dei galli; altri invece riparano in riva al mare le loro reti, le nasse e le barche. Su questa isola c’è anche una piccola sorgente di acqua dolce dove gli Zingari la raccolgono in dei grossi bidoni blu. Molte isole di questo arcipelago, però non hanno ancora un nome ma solo un numero come in questo caso, che stiamo navigando verso l’isola 115. Troviamo alcuni Moken in una baia. E’ dscn0167stata una fortuna trovarli qui,  perchè i “veri Moken” essendo nomadi a tutti gli effetti, è difficile incontrarli. Invece, quella cosa che si chiama fortuna, ha voluto che venissero a ripararsi in questa insenatura per via di un grosso  temporale avvenuto qualche istante prima. Alcune barche Moken sono ancorate in un ginocchio d’acqua, altre sono in punti di secca. Vivono in barche di legno, e la barca è la loro vita. Un cane immerge la testa sott’acqua e riemerge con un granchio in bocca. Cammino in silenzio in mezzo a ostriche e pesciolini colorati con la paura di disturbare. Alcuni Moken vestiti con un solo straccio legato alla vita riparano una canoa mentre altri tagliano tranci di pesce per la cena a bordo delle loro modeste barche di legno. Mi guardo intorno e mi incanto a faccia in su, stregato da ciò che vedo, qui all’isola 115 . Un meraviglioso arcobaleno incornicia il cielo, le nuvole rimaste si colorano di rosso, tutto luccica e sembra che il cielo stellato voglia dormire in terra anche stasera.

“Prendo la canoa e mi dirigo verso alcune barche ormeggiate a qualche centinaio di metri dalla nostra, e pagaiando tra di esse scatto alcune foto. Alcuni mi chiamano, mi riconoscono e io li riconosco: sono quelli a cui avevo offerto delle sigarette alla sorgente. Mi avvicino e mi attracco alla barca di questi uomini, scambiando con loro qualche gesto. Mi offrono del Betel, poi, uno sale sul tetto  e  torna con un bel calamaro che aveva messo ad essiccare. Me lo regala posandomelo sulla punta della canoa. Momenti magici.  Mi allontano con il mio trofeo e mentre lo faccio, sento scorrere dentro di me qualcosa,  in tre parole: mi sento vivere. Ad un centinaio di metri vorrei tornare indietro, ma non posso. Allora smetto di pagaiare, mi giro salutandoli ancora una volta e una decina di mani si levano al cielo assieme le mie”.

Matteo Osanna

Foto Myeik:

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